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09/04/2009

Moda italiana ecco chi rischia

Mercoledí 02.09.2009 20:00

Modelle Prada
Un modello Prada
Valentino, Belstaff, Prada, Stefanel, Ferretti, Escada: dopo l'esplosione di Mariella Burani, ormai a un passo dal default, nel mondo della moda e del lusso ci si guarda intorno per cercare di indovinare chi sarà il prossimo. E i candidati purtroppo sono più di uno. Non tutti, certo, rischiano di saltare per aria, ma quello che è certo è che hanno seri conti da fare con i bilanci e che rischiano di essere delle prede perfette per i colossi che, grazie a una buona gestione, ora possono approfittare della crisi.

Le aziende del lusso, infatti, mai come in questo periodo sono chiaramente divisibili in due gruppi, spiega ad Affaritaliani.it un analista di una nota sim milanese. Da un lato ci sono quelle che in questi anni sono cresciute per linee interne, senza procedere a operazioni di m&a, e che per questo hanno mantenuto una cassa positiva o un livello di indebitamento molto basso. Lvmh, Hermès e Tod's, per esempio. Questi gruppi hanno forse avuto una crescita minore rispetto agli altri, che invece si sono mossi secondo una logica di leva finanziaria.

Negli anni scorsi infatti, e qui siamo al secondo gruppo che ora paga il conto, ci sono stati tanti marchi che, grazie alla leva finanziaria, hanno conquistato altri marchi, contando di andare a break even nel giro di qualche anno. Il problema è stato che queste aziende, e It Holding lo dimostra, pensavano di operare sempre in condizioni di mercato normali. Lo scoppio della crisi, invece, ha fatto precipitare la situazione: la visibilità industriale è crollata nel giro di pochi mesi e l'indebitamento è diventato insostenibile.

E' tutta qui, insomma, la storia del gruppo Burani e dei tanti marchi che vivono ore a dir poco concitate.

Ma chi è davvero a rischio, se si escludono le controllate di Burani e Safilo? A passarsela davvero male è Belstaff: il giubbotti di Clothing Company, secondo l'analista sentito da Affari, sono davvero a un passo dal crack.

In seria difficoltà c'è anche un mostro sacro come Valentino: il gruppo è stato condotto secondo una logica di private equity con uno sfruttamento molto alto della leva e dopo il taglio degli investimento oggi si profila sempre di più l'ipotesi della vendita. Lo stesso vale, ovviamente, per Hugo Boss.

Anche il colosso milanese Prada, che non rischia il fallimento, ha appena rinegoziato il debito e continua a non vedere nel breve periodo un aumento dei margini. In forte difficoltà ci sono poi Ferretti, tipico caso di leva finanziaria stressata, Escada e Stefanel.

Proprio su queste società sono puntati gli occhi dei 'vistuosi', spiega l'analista. Nei prossimi  mesi assisteremo infatti a parecchie operazioni di fusione o acquisizione da parte di quelle aziende che possono giovarsi dei tagli produttivi effettuati durante la crisi e di una leva finanziaria non sfruttata. A loro favore giocano poi i tassi bassi, le azioni ai minimi e i primi barlumi della fine della crisi.

Quali saranno allora le prime società che vedremo comprare rami d'azienda o marchi in difficoltà? Nei prossimi mesi molte consociate spariranno e molti marchi passeranno di mano, conclude l'analista, e a fare la parte dei predatori ci saranno le aziende con una maggiore solidità finanziaria. Lvhm, Gucci, Hermès, Armani e Tod's stanno già scaldando i motori.

fonte http://www.affaritaliani.it/economia/moda_lusso020908.html

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