Contraffazioni : 100 jeans tarocchi , 300 euro dai cinesi di Prato
Arriviamo in cinque minuti. Qui tutto parla cinese: anche alcuni cassonetti sui quali il Comune ha fatto scrivere con gli ideogrammi 'rifiuti speciali'. C'é un chiosco dove preparano il lampredotto, piace molto ai cinesi. I capannoni sono enormi. Entriamo in uno. "Ci sono capi per l'inverno?" chiediamo. Un giovane cinese che parla italiano traduce la nostra domanda a una connazionale sui 40 anni che, dietro a un bancone, lavora al computer. Lei risponde. "Non ancora - ci riporta il giovane -. Per l'inverno c'é un po' di ritardo". Buttiamo l'occhio su una felpa dell'Italia di calcio con il simbolo della Figc ma senza le quattro stelle di campioni del mondo: "Quanto viene questa?" "Quante ne vuoi?" "Si può avere con le quattro stelle?" "Per quando?" "Per l'anno prossimo. Ci sono i mondiali". "Con le quattro stelle bisogna fare l'ordine. Quante?". "Non lo so. Cinquanta a quanto me le fai?" Il giovane traduce. La donna risponde. "Per 50, cinque euro l'una". Prendiamo un numero di telefono e andiamo via. Entriamo in un'altro capannone. Qui vendono, sempre all'ingrosso, jeans, pantaloni e giubbotti da donna. La chiacchierata è simile ma aggiungiamo un dettaglio chiedendo di sostituire l'etichetta "Made in China" e scopriamo che per acquistare 100 jeans con la possibilità di sostituire l'etichetta con quella che si vuole, il prezzo, è di 300 euro: tre euro a capo.
Il cinese ci porta poi al piano rialzato, nella sala campioni, e ci mostra un jeans-pantalone cotone-lino realizzato da una casa di moda italiana e da lui acquistato per 250 euro. Dopo avercelo mostrato, in un discreto italiano, chiede: "Quanti capi ne vuoi? Ti interessano colori diversi?" Parte una trattativa. Si chiude a 140 euro per 20 pezzi a cui aggiungere l'etichetta che noi indicheremo. Prendiamo il numero di telefono. Restando nello stesso capannone, entriamo in una sorta di show room dell'intimo. Qui, spacciandoci per i titolari di un sexy shop, chiediamo i prezzi dei capi da donna più osé. Per un tanga in sintetico trasparente in bianco con piccole righe nere un euro e cinquanta l'uno per un pacco da 20 capi. Nell'area del primo macrolotto abbiamo incontrato tanti italiani che comprano davvero. Arrivano da tutta la penisola.
"Meno male che ci sono i cinesi altrimenti avrei chiuso da tempo" dice tranquilla una commerciante mentre sale su di un Suv carico di abiti, scarpe e accessori da rivendere ad almeno tre volte il prezzo al mercato rionale di Viareggio. Ma i clienti possono venire anche dall'Est Europa, come dimostrano decine di furgoni con targhe polacche, romene, bulgare o croate.
Link alla notizia Ansa : http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/altrenotizie/visualizza_new.html_1649937268.html
Come possiamo valorizzare il vero made in Italy con questo genere di situazione ??? Ecco come vengono disattese puntualmente tutte le regole della provenienza dei capi. Quindi il consumatore spesso viene preso in giro e le aziende che,come Mr Cocci, producono in Italia rispettando le regole purtroppo sono fortemente penalizzate .
















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